Page 1979 - Giorgio Vasari
P. 1979

palazzo,  ma  questa,  per  le  cagioni  dette  altra  volta,  fu  poi  da  me

               condotta in Arezzo e posta in Pieve all'altar maggiore. Ma quando né
               in questa, né in quella già detta di S. Piero a Montorio, io non avessi
               pienamente sodisfatto né a me, né ad altri, non sarebbe gran fatto,
               imperò che, bisognandomi essere continuamente alla voglia di quel

               Pontefice,  era  sempre  in  moto,  o  vero  occupato  in  far  disegni
               d'architettura,  e  massimamente  essendo  io  stato  il  primo  che
               disegnasse e facesse tutta l'invenzione della vigna Iulia, che egli fece

               fare con spesa incredibile, la quale se bene fu poi da altri essequita,
               io  fui  nondimeno  quegli  che  misi  sempre  in  disegno  i  capricci  del
               Papa, che poi si diedero a rivedere e correggere a Michelagnolo; et
               Iacopo Barozzi da Vignuola finì con molti suoi disegni le stanze, sale
               et altri molti ornamenti di quel luogo. Ma la fonte bassa fu d'ordine

               mio e dell'Amannato, che poi vi restò e fece la loggia che è sopra la
               fonte.  Ma  in  quell'opera  non  si  poteva  mostrare  quello  che  altri
               sapesse, né far alcuna cosa pel verso, perciò che venivano di mano in

               mano  a  quel  Papa  nuovi  capricci,  i  quali  bisognava  metter  in
               essecuzione, secondo che ordinava giornalmente Messer Piergiovanni
               Aliotti, vescovo di Forlì.

               In quel mentre, bisognandomi l'anno 1550 venire per altro a Fiorenza
               ben  due  volte,  la  prima  finii  la  tavola  di  San  Gismondo,  la  quale
               venne il Duca a vedere in casa Messer Ottaviano de' Medici dove la

               lavorai, e gli piacque di sorte, che mi disse, finite le cose di Roma, me
               ne venissi a Fiorenza al suo servizio, dove mi sarebbe ordinato quello
               avessi da fare. Tornato dunque a Roma e dato fine alle dette opere
               cominciate,  e  fatta  una  tavola  all'altar  maggiore  della  Compagnia

               della Misericordia di un San Giovanni decollato, assai diverso dagl'altri
               che si fanno comunemente, la quale posi su l'anno 1553, me ne volea
               tornare,  ma  fui  forzato,  non  potendogli  mancare,  a  fare  a  Messer
               Bindo Altoviti due logge grandissime di stucchi et a fresco. Una delle

               quali dipinsi alla sua vigna con nuova architettura, perché essendo la
               loggia tanto grande che non si poteva senza pericolo girarvi le volte,
               le feci fare con armadure di legname, di stuoie, di canne, sopra le
               quali  si  lavorò  di  stucco,  e  dipinse  a  fresco  come  se  fussero  di

               muraglia, e per tale appariscono e son credute da chiunque le vede, e
   1974   1975   1976   1977   1978   1979   1980   1981   1982   1983   1984