Page 2267 - Shakespeare - Vol. 1
P. 2267

BRUSCOLINO

Cosa vedrà qualcuno?

     MELACOT T A

No, niente, padron Bruscolino, nient’altro che quello su cui posa gli occhi. Ai
carcerati non tocca star troppo zitti nelle loro parole, percui non dico
niente. Graziaddio io piglio uno scazzo come non pochi, percui so starmene
zitto e buono.

                                                            Escono Bruscolino e Melacotta.

     ARMADO

Io adoro persino il terriccio, roba vile, su cui la di lei ciabatta, roba ancora
più vile, sospinta dal suo piè ch’è vilissima cosa, incede. Amando sarò
spergiuro, il che l’è una gran prova di falsità. E come può essere amor
sincero, l’amore che viene intrapreso con animo menzognero? L’amore è un
diavoletto custode, l’Amore è il diavolo stesso, non c’è angelo con le corna
tranne l’Amore. Ma pure Sansone fu tentato, ed era il più forzuto di tutti; e
Salomone anche lui si prese la cotta, e aveva un cervello che non vi conto.
Il dardo senza barbigli di Cupido fu troppo possente persino per la clava
d’un Ercole, percui l’ha troppi vantaggi sullo spadone d’uno spagnolo. Né mi
servirà alla bisogna appellarmi alla prima e alla seconda causa; se ne fotte
della passata, del codice de’ duellanti non gliene importa un corno. Ha la
sfortuna d’esser chiamato fanciullo, ma la sua gloria l’è di soggiogare i
maschioni. Addio dunque, coraggio! Arrugginisci o mio acciaro! Stattene
muto tamburo mio. Il vostro padrone ha preso una cotta; proprio così, egli
ama. Assistimi tu, uno qualunque de’ numi estemporanei della rima, ch’io
certamente darommi tutto a’ sonetti. Aguzzati, mio talento. Attacca a
scrivere, penna. Mi vo’ versare in interi volumi in folio. 13

                                                                                               Esce.
   2262   2263   2264   2265   2266   2267   2268   2269   2270   2271   2272