Page 1619 - Shakespeare - Vol. 1
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e tutti, poi, mi chiamano per nome.
     Chi mi offre dei soldi, chi mi invita,
     chi mi è grato di qualche gentilezza,
     o mi offre qualcosa da comprare.
     Un sarto, proprio adesso, mi ha chiamato
     in negozio, mi ha preso le misure,
     mi ha mostrato la stoffa, che sostiene
     di avere comperato su mio ordine.
     Certo si tratta di magie, e qui attorno
     si aggirano stregoni di Lapponia.

                                   Entra Dromio di Siracusa.

     DROMIO S.

Padrone, ecco l’oro che mi avete mandato a prendere. E dove avete messo
quell’immagine di nostro padre Adamo tutta rivestita in pelle? 57

     ANTIFOLO S.

     Che oro è questo? e di che Adamo parli?

     DROMIO S.

Non quell’Adamo che custodiva il giardino dell’Eden; voglio dire, il custode
della galera. Quello che si riveste con la pelle del vitello grasso ucciso in
onore del figliol prodigo, 58 e che vi stava sempre dietro come un angelo
nero, e vi ordinava di dare un bel saluto alla vostra libertà.

     ANTIFOLO S.

Continuo a non capirti.

     DROMIO S.

Eppure non mi sembra tanto difficile. Parlo di quel custode avvolto come un
violino in una custodia di cuoio; quello stesso, padrone, che se incontra
qualcuno stanco di vagabondare, gli fa prendere fiato e lo fa riposare in
cella; oppure, se lo vede un po’ malconcio, gli dà un bell’abito a strisce che
non si consuma mai; e arresta senza mai arrestarsi, e fa roteare la mazza
come fosse una moresca.

     ANTIFOLO S.

Parli di un ufficiale delle guardie?
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